Posizioni difficili

Dibattiti in Parlamento, liti  in TV, titoloni sui giornali, preghiere, fiaccolate, sentenze, accuse. Queste sono solo alcune delle reazioni di fronte a un caso che nel nostro Paese ha scosso letteralmente le coscienze. E che ci ha posto inevitabilmente di fronte alla domanda di cos’è la vita e cos’è la morte e dei rispettivi confini; temi che toccano tutti nel profondo e ci pongono faccia a faccia con le nostre paure di sempre, perchè la risposta va oltre le cose che conosciamo, ma la possiamo trovare solo in quello in cui crediamo. Ma dopo tutte queste premesse, che sanno tanto di profondo, mi ritrovo a dire che sullo spartiacque che si è creato tra i pro e i contro non ho volutamente preso una posizione (e neanche se volessi, non riuscirei a prenderla). Nonostante la portata del tema, è una questione talmente profonda, dolorosa e personale che sento di non essere all’altezza. Ma invidio quelli che con la sicurezza della fede o della scienza riescono a difendere senza dubbi e a spada tratta il loro pensiero. Perchè alla fine di idee, convinzioni, credo e punti di vista si tratta; non esiste la parte della ragione. Anche di fronte alla vita.  O meglio, come cristiana non posso pormi se non in favore della vita e non posso astenermi dal condannare qualsiasi cosa fatto o intervento la ostacoli. Pertanto, mi chiedo quale diritto abbiamo di negare nutrimento a una persona che, seppur in maniera non naturale, vive? Ma dall’altra mi chiedo se capitasse a me o a un parente, un amico, non vorrei porre fine a quel calvario? E’ ingiusto o un atto d’amore? E’ insopportabile solo pensarci.

Buon Natale da Vesper

Auguro a tutti un Buon Natale, diverso e più incerto rispetto agli altri anni, ma non privo della magia e del messaggio di speranza che  porta la Nascita di Gesù Bambino.

Un Natale dove non si parla di consumismo come un qualcosa che ci allontana dai sentimenti legati alla famiglia e all’amore, ma dove si osanna alla ripresa dei consumi.

Ma pare dimenticarsi che Natale è soprattutto ottimismo, voglia di stare insieme, calore famigliare, condivisione di momenti di gioia e tradizione; vale a dire tutti ripari contro quell’uragano che ci è piombato addosso da qualche mese.

Quindi, complici le Festività, propongo a tutti una tregua fino a dopo il 7 gennaio, dove non parliamo più di crisi, consumi, euribor e prezzi del petrolio. Perchè tanto non serve a niente. Lasciamo che sia solo la Regina ad associare parole come tristezza e crisi al Natale. Parliamo di Feste, cibo, pandoro, Babbo Natale e, in primis, lasciamoci travolgere da stanotte dal messaggio di Amore e Speranza che Gesù Bambino viene a portarci e vedremo che anche quest’anno Natale non ci deluderà.

Buon Natale a tutti

E finisco sempre x spiare dalla finestra

L’avevo scritto, promesso e annunciato a tutte le persone con le quali ne parlavo: non inviatemi l’amicizia che tanto tra un po’ mi tolgo da Facebook. Perchè assorbe il mio tempo, sta diventando un mezzo di comunicazione “nazional-popolare” e mi blocca la creatività.  Ma non l’ho ancora fatto. E la giornata finisce sempre a dare un’occhiata dalla mia finestra virtuale sul mondo, incuriosita se ho nuove amicizie, messaggini botta e risposta, richieste di chat o test psicologici assurdi. E c’è di bello che, mossa dalla diffidenza che mi ha sempre contraddistinta, non accetto l’amicizia di tutti, ma solo di chi ritengo conoscere abbastanza bene tanto da far sapere tutti i fatti miei (poi mi chiedo se quelli con 200-300 amicizie su Facebook si saranno visti o sentiti per telefono almeno una volta negli ultimi 2 anni). Dipendenza psicologica o no, però, il meglio di Facebook sono le campagne e i gruppi demenziali che nascono ogni giorno; ultimamente ho adottato un surfista californiano di 20 anni, sostenuto la causa “aiutiamo willy coyote a catturare roadrunner” e (alla frutta) iscritta al gruppo “quelli che vorrebbero bruciare Victoria B e soffiarle il marito”.

Ma la migliore rimane “Ma x’ hai accettato di essere mio amico su Facebook se neppure mi saluti quando mi incontri?”. Azzeccatissima!!

Ha saputo di essere stato lasciato su Facebook

In queste settimane non si parla d’altro, alla TV, sui giornali, alla radio, con amici (di rete e non), con i colleghi, genitori (un po’ meno), e persino nelle telefonate “di coppia”. Facebook sta spopolando e giorno dopo giorno si scopre che quasi tutti hanno creato il loro spazio. Un po’ perchè parlare di se stessi, conoscere e relazionare con gli altri on-line è più facile che “mettendoci la faccia” dal vero. Poi perchè avere una pagina web concentrata tutta su di noi ci intriga e soddisfa il nostro egocentrismo (insomma, come dire che se nessuno ci chiama o ci manda sms sul telefonino, l’ultima spiaggia è Facebook). Ma passare le ore al PC ad aggiornare la pagina e mantenere/cercare contatti è decisamente surreale. Per non parlare di un carissimo amico che una mattina al lavoro (che, il PIL adesso si fa su Facebook?) ha scoperto che la sua ragazza non era più impegnata. Quindi, a rigor di logica, anche lui non lo era più, mollato, scaricato, single, fine della love story. Che colpo! Insomma,come dire che stare su Facebook, oltre che essere alla moda rimbecillendo a far sapere a tutti i fatti nostri, vuol dire comunicare in prima persona, con la stessa valenza di dire a qualcuno quanto ci piace o quanto ci sta sulle scatole, solo con un po’ meno enfasi. Siamo proprio alla frutta.. Quasi, quasi mi tolgo..

PS: Poi alla fine il mio “amico” ha scoperto di averla ancora la morosa (inganfita con il PC) ma ancora reale!

Think pink

BarbieOgni tanto, quando apro il mio “cassetto dei ricordi” (che esiste davvero nella mia camera) mi sembra di ripercorrere gran parte  il mio “Mesozoico personale”, soprattutto quando arrivo ai cataloghi delle Barbie. E tutte le volte che li sfoglio, mi sembra è incredibile quanto quella bambola ci abbia segnate nei comportamenti e abitudini!! Credo che se esiste ancora il mito del romanticismo e della galanteria (con un po’ di sana vanità) in noi ragazze, un po’ lo dobbiamo anche a lei, con la quale era sempre possibile trasformare il tempo in una fiaba. E nonostante la Mattel non abbia mai fatto la mia Barbie “alter ego” (perché facevano la Barbie dottoressa e non la Barbie revisore o bancaria??), credo sia stato con lei che ho imparato a cambiarmi 1000 volte l’abito prima di uscire, a combinare i colori, gli stili e gli accessori, a passare ore a chiacchierare con le amiche, a riconoscere il mio Ken personale, insomma a pensare “rosa”. Insomma, nonostante siano passati un po’ di anni e le bambole siano state riposte in qualche armadio, c’è sempre un po’ di Barbie in ognuna di noi!

Women and Money

Pensare prima a se stesse e poi agli altri. Non proprio quello che ci insegnano a catechismo, ma è la prima regola che Suze Orman, una tra le più quotate esperte di finanza d’America, scrive nel suo libro”Women and Money”, dedicato alle donne sul tema di sicurezza economica. Presupposto è che la donna antepone le esigenze della famiglia alle proprie, tanto da tralasciare carriera e lavoro, rinunciare ad accumulare reddito e dire addio alla propria sicurezza e indipendenza economica. Tutto nella norma, fino a che i figli non vanno fuori casa e si ritrova divorziata o vedova senza risparmi ne casa. Il problema si risolve con un cambio di mentalità e la Orman da alcune indicazioni, valide non solo per le donne:

  • se marito e moglie lavorano entrambi dovrebbero destinare il 30% dei rispettivi stipendi a un conto comune, come “deposito emergenza”. Scelta saggia per accumulare un piccolo patrimonio familiare nel tempo e non lasciarsi cogliere impreparati dagli imprevisti;

  • se solo il marito lavora, lo stipendio, al netto delle spese per la famiglia, dovrebbe essere diviso a metà. Si, perchè di fatto entrambi guadagnano lo stipedio: se la moglie non accusse figli e casa, facesse la spesa, lavasse e stirasse 365 giorni all’anno senza feste, ponti e ferie il marito non potrebbe dedicarsi alla carrera. E in questo modo, chi non lavora può comunque accumulare reddito. E qui voglio vedere quanti mariti sono d’accordo..

  • vivere un po’ sotto le proprie possibilità. Ecco il segreto della sicurezza economica. Quindi da evitare come la peste gli acquisti a rate per cose se inutili e destinate ad essere sorpassate dalla moda dell’anno dopo. E, aggiungo, al bando la spacconeria che serve a illudere gli altri di quanti zeri ha il nostro conto un banca;

  • mai buttarsi alla cieca nelle mani dei broker, mettendo i risparmi di una vita in fondi dei quali non sappiamo tecnicamente niente. Da ricordare: per il broker la commissione conta più del guadagno del cliente.

Questi consigli sono preziosi come l’oro che cola, ma il dilemma è: siamo veramente disposti a conquistare la nostra sicurezza economica con la rinuncia, il compromesso e la rinuncia all’illusione di guadagnare svalungate di euro senza muovere un dito e solo perchè lo dice un tipo che sostiene di saperne più di noi?

E alla fine “Yes, we can”

Ricordate quel post su chi era il volto della svolta epocale nella politica mondiale? Tra la donna modello Thatcher e il politico con gli occhi che ridono gli americani hanno scelto lui come promotore delle speranze di tutti quelli che vogliono cambiare, che vogliono rompere con le vecchie regole e vecchi equilibri che hanno governato il mondo fino ad oggi, ma che ormai rappresentano il vincolo principale del progresso . Yes, we can sta un po’ per rompere, cambiare e guardare avanti:

  • rompere con i soliti quattro cretini che sventolano al mondo i loro lussi e i loro eccessi e dettano ogni giorno le regole del gioco, chi farà cosa e quanto prenderà;

  • rompere con quelli che osannano il liberismo e le pari opportunità per tutti,celando dietro le parole un sistema di caste non così diverso da quello dei Paesi d’Oriente;

  • rompere con quelli che dicono che dobbiamo salvare il Pianeta e intanto fanno crescere gli utili dei petrolieri;

  • rompere con quelli che si riempiono la bocca di frasi facili sulle guerre civili e sui diritti delle donne e poi scambiano il Darfur con un tipo di stoffa;

  • rompere con i terroristi del caro-vita, della crisi dei mutui, del “non si arriva più alla terza settimana”, ma che ci guadagnano a tenere le cose così come stanno;

  • rompere con quelli che professano la democrazia con la guerra..

Ma basta con i rompere, “yes, we can” è un messaggio di speranza e di volontà di poter cambiare e di rendere il mondo un po’ più possibilista di come si presenta adesso. E se sarà con il politico dagli occhi che ridono o con qualcun altro, l’importante è rompere e cambiare presto.

Vesper in Dublin

IrlandaOrganizzata sotto le Feste di Natale, quasi mi ero scordata che durante i ponti primaverili avrei trascorso una bellissima vacanza nell’affascinante Dublino. La capitale irlandese non mi ha colpito per qualche palazzo o monumento in particolare (anche se la fabbrica della Guinness bisogna dire è unica nel suo genere), bensì per l’atmosfera, la cultura e la gente che vive la città. Fin dai primi momenti in cui si mette piede in terra irlandese balza agli occhi il colore verde che primeggia nei prati, nelle vie, nei negozi e soprattutto nella gente che a stragrande maggioranza indossa qualcosa di verde, che nella tradizione è il colore simbolo dei cattolici durante i conflitti religiosi ed oggi il colore del trifoglio, dell’indipendenza e dell’orgoglio irlandese. E per tutto il viaggio mi ha affascinata la fierezza degli irlandesi per la loro identità e tradizione, che si manifesta nei colori delle porte delle case, nella passione per il rugby, nelle musiche folkloristiche dei pub di Temple bar, nella birra nazionale (Guinness e Murphy), nelle statue degli autori nazionali e in tutti i simboli dell’Irlanda. Ed è affascinante vedere come un popolo che ha vissuto gli ultimi 10 anni connotati da profondi cambiamenti economici (la tigre celtica) e sociali, sia rimasto così legato alle sue tradizioni, sempre in bilico tra passato (povertà, emigrazione e lotte politiche) e futuro (crescita, benessere e nuove tecnologie).

Sussidi o detassazione degli straordinari?

In campagna elettorale, si sa, i politici sparano a zero e quest’anno sul tema del lavoro il centrosinistra propone sussidi alle donne, mentre il centrodestra la detassazione del lavoro straordinario. A parte, che il centrosinistra dovrebbe dare sussidi un po’ a tutto il Paese, dopo aver governato per 2 anni come una sanguisuga attaccata alla giugulare di quei cittadini e di quelle aziende che danno anima, corpo e capitale per far crescere quel valore, che è il PIL, senza il quale nulla si muove. Ma il centrodestra non può pensare che, con la detassazione degli straordinari, si contribuisca alla crescita del Paese. E questo per ovvi motivi:

  1. perchè la detassazione aumenta solo la quantità del lavoro, non la qualità (e chiunque ha un’idea di che cosa vuol dire “lavorare” è d’accordo sul fatto che alla 10ma e 11esima si rende poco);
  2. perchè se far fare straordinari ai dipendenti costa meno che assumere, in breve tempo l’indice di disoccupazione aumenta;
  3. perchè la detassazione delle straordinarie non è un modo per aumentare il potere d’acquisto delle retribuzioni (è fisiologico che più si lavora, meno tempo si ha per spendere), bensì è un modo per traslare al lavoratore l’onere di una soluzione al problema dei salari. E’ un po’ come dire che se non ti basta lo stipendio, non devi pretendere una contrattazione collettiva più seria, ma devi lavorare di più. Di questo passo, arriverà il giorno che ci suggeriranno di trovare il secondo lavoro.

Ma il punto più importante, è che se la politica avanza proposte simili dimostra di essere distante anni luce da quelle realtà, più diffuse nel nostro Paese di quanto si pensi, dove l’azienda non sa neanche che cosa voglia dire pagare le straordinarie, ma che quotidianamente obbliga i propri dipendenti a prolungare l’orario anche di 2, 3 o 4 ore. E se 6 tra gli sfortunati, ma tieni al posto di lavoro o al momento non hai alternativa, sai che non puoi sottrarti. Qualche dipendente di studi professionali o di revisione so che mi capisce..

A questo proposito lancio il sondaggio: a voi pagano gli straordinari? La mia risposta la sapete.

Dietrofront per la bufala

Alle dogane dell’Est danno il dietrofront alla mozzarella di bufala per il pericolo diossina. E l’Unione Europea non risponde nulla. Nulla da stupirsi, la solita politica lassista e autoflagellante “made in Bruxelles”, che spalanca le dogane ad ogni genere di cianfrusaglia cinese, mentre pone il veto a qualsiasi bene prodotto in casa. Non gli importa se i bambini europei rischiano di intossicarsi con i giocattoli cinesi, ben vengano i 160 milioni di pelati cinesi sbarcati nel 2007 e pronti per essere diluiti e smerciati come nostrani e via anche al dentifricio anticongelante prodotto all’Est. Per non parlare del via libera ai tessuti importati che, secondo le analisi effettuate nel 2006 dall’Istituto Superiore di Sanità e dai Nas, risultano impregnati di formaldeide, una sostanza conservante, battericida ed altamente cancerogena, con livelli accertati 900 volte maggiori di quelli consentiti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Insomma loro mandano indietro la bufala, mentre noi siamo pronti a intossicarci. Non sarebbe il caso di imparare un po’ da loro e iniziare ad applicare una politica di salvaguardia della nostra salute ed economia?

Pagina Successiva »


CALENDARIO

Luglio 2009
L M M G V S D
« Feb    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

CHI E’ CONNESSO

web counter

DA DOVE SIETE CONNESSI