Ogni tanto, quando apro il mio “cassetto dei ricordi” (che esiste davvero nella mia camera) mi sembra di ripercorrere gran parte il mio “Mesozoico personale”, soprattutto quando arrivo ai cataloghi delle Barbie. E tutte le volte che li sfoglio, mi sembra è incredibile quanto quella bambola ci abbia segnate nei comportamenti e abitudini!! Credo che se esiste ancora il mito del romanticismo e della galanteria (con un po’ di sana vanità) in noi ragazze, un po’ lo dobbiamo anche a lei, con la quale era sempre possibile trasformare il tempo in una fiaba. E nonostante la Mattel non abbia mai fatto la mia Barbie “alter ego” (perché facevano la Barbie dottoressa e non la Barbie revisore o bancaria??), credo sia stato con lei che ho imparato a cambiarmi 1000 volte l’abito prima di uscire, a combinare i colori, gli stili e gli accessori, a passare ore a chiacchierare con le amiche, a riconoscere il mio Ken personale, insomma a pensare “rosa”. Insomma, nonostante siano passati un po’ di anni e le bambole siano state riposte in qualche armadio, c’è sempre un po’ di Barbie in ognuna di noi!
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In un’intervista recente, un noto uomo politico ha dichiarato che, con la liberalizzazione delle professioni in Italia, è stato eliminato il sistema dei privilegi. Mi chiedo se sia realmente bastato fare una riforma che liberalizza paniettieri e taxisti (ma non notai) per togliere quella pestilenza che si diffonde in tutta la nostra società, rappresentata dal sistema di privilegi, conoscenze, favori e favoritismi e segnalazioni di persone importanti. Penso proprio di no. Oggi come ieri, nel nostro Paese chi vuole diventare un professionista, o aspirare ad un posto di lavoro, prima deve sperare che non ci sia qualche raccomandato di mezzo e poi di essere la persona giusta per quella posizione. Insomma, la battaglia con la concorrenza sul mercato del lavoro non si combatte sul piano della competenza e della motivazione, bensì su quello della segnalazione. In genere, fanno eccezione quei lavori che non vorrebbe fare nessuno (e con questi non intendo solo la raccolta di pomodori), ma quei lavori precari – o flessibili come va di moda oggi -, sottopagati e con alto livello di sfruttamento, per i quali ci sono pochi candidati e zero raccomandati. Certo che a descriverla così mi viene da dire “che schifo”, perciò mi chiedo se questa sia effettivamente la realtà da combattere (e come?) o se qualcuno mi può testimoniare esperienze più positive e incoraggianti.
Devo essere sincera, viste dall’esterno le elezioni americane mi incuriosiscono più di quelle che tra qualche mese avremo a casa nostra. Forse perchè si respira aria di cambiamento, quasi che comunque andrà saremo ad una svolta epocale, mentre a casa nostra al massimo cambierà qualche sedia (ma neanche troppe) e poi di nuovo scandali e figuracce con il mondo intero. Secondo i pronostici (soprattutto i miei) la battaglia è determinata dal futuro candidato democratico: una donna o un uomo di colore? Appartenendo al gentil sesso, è chiaro che sento che una donna al potere rappresenti un’opportunità, perchè noi donne siamo riflessive, intuitive e, insomma, anche davanti alle difficoltà guardiamo sempre avanti. Anche se ad essere sinceri, Hillary ci ricorda molto un modello thatcheriano di signora al potere, molto “politically correct“. Dalla stessa parte anche Obama che, non ci importa a quale religione esattamente appartenga, ma ci colpisce con quell’approccio vitale e vagamente autobiografico, con “gli occhi che ridono” e che ci costrigono al paragone con l’Italia, a chiederci quale dei nostri politici ha gli occhi che ridono. Forse l’immagine di questo nuovo politico è solo studiata nel minimo particolare, ma a me questo paragone porta a fare ad una riflessione un po’ macabra, ossia se rimaniamo tutti scandalizzati da una politica che non ci appartiene o se questa è lo specchio della nostra società e, quindi, riflette l’immagine di noi stessi? Davvero se ci guardiamo intorno non vediamo gente con gli occhi che ridono? E i nostri?
Ed eccoci a S.Valentino. Non voglio trattare del significato di questa festa, ne raccontare delle sue origini e meno che meno dar consigli su come passare la giornata o che regalo fare al vostro partner. Vorrei solo richiamare per questo giorno un sonetto di W. Shakespeare che a distanza di secoli ci insegna ancora la grandiosità del sentimento dell’Amore.
Amore non è amore se muta quando scopre
un mutamento o tende a svanire quando l’altro
s’allontana. Oh no!
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato .
Scusate, è vero, ho scritto che non volevo dare suggerimenti, ma se potete, la suite di New York fatta interamente di cioccolato sarebbe deliziosa.
Oggi nasce il blog Vesper con il quale entro ufficialmente nel mondo del web. Esatto, questo è il mio primo blog, che ho voluto aprire un po’ come esperimento e per mettermi in gioco nel mondo dell’informazione e un po’ per creare uno spazio dove condividere alcuni tra i miei pensieri e temi preferiti. Il nome l’ho scelto pensando sia al significato ed all’impronta che vorrei dare al blog, sia al momento della giornata in cui mi dedicherò alla sua elaborazione ed evoluzione, la sera. Vesper un po’ come i vespri della sera (tranquilli niente sermoni) ma alcuni pensieri, riflessioni, impressioni, speranze e idee di oggi e forse domani.