Archivio per la categoria 'Politica e economia'

E alla fine “Yes, we can”

Ricordate quel post su chi era il volto della svolta epocale nella politica mondiale? Tra la donna modello Thatcher e il politico con gli occhi che ridono gli americani hanno scelto lui come promotore delle speranze di tutti quelli che vogliono cambiare, che vogliono rompere con le vecchie regole e vecchi equilibri che hanno governato il mondo fino ad oggi, ma che ormai rappresentano il vincolo principale del progresso . Yes, we can sta un po’ per rompere, cambiare e guardare avanti:

  • rompere con i soliti quattro cretini che sventolano al mondo i loro lussi e i loro eccessi e dettano ogni giorno le regole del gioco, chi farà cosa e quanto prenderà;

  • rompere con quelli che osannano il liberismo e le pari opportunità per tutti,celando dietro le parole un sistema di caste non così diverso da quello dei Paesi d’Oriente;

  • rompere con quelli che dicono che dobbiamo salvare il Pianeta e intanto fanno crescere gli utili dei petrolieri;

  • rompere con quelli che si riempiono la bocca di frasi facili sulle guerre civili e sui diritti delle donne e poi scambiano il Darfur con un tipo di stoffa;

  • rompere con i terroristi del caro-vita, della crisi dei mutui, del “non si arriva più alla terza settimana”, ma che ci guadagnano a tenere le cose così come stanno;

  • rompere con quelli che professano la democrazia con la guerra..

Ma basta con i rompere, “yes, we can” è un messaggio di speranza e di volontà di poter cambiare e di rendere il mondo un po’ più possibilista di come si presenta adesso. E se sarà con il politico dagli occhi che ridono o con qualcun altro, l’importante è rompere e cambiare presto.

Sussidi o detassazione degli straordinari?

In campagna elettorale, si sa, i politici sparano a zero e quest’anno sul tema del lavoro il centrosinistra propone sussidi alle donne, mentre il centrodestra la detassazione del lavoro straordinario. A parte, che il centrosinistra dovrebbe dare sussidi un po’ a tutto il Paese, dopo aver governato per 2 anni come una sanguisuga attaccata alla giugulare di quei cittadini e di quelle aziende che danno anima, corpo e capitale per far crescere quel valore, che è il PIL, senza il quale nulla si muove. Ma il centrodestra non può pensare che, con la detassazione degli straordinari, si contribuisca alla crescita del Paese. E questo per ovvi motivi:

  1. perchè la detassazione aumenta solo la quantità del lavoro, non la qualità (e chiunque ha un’idea di che cosa vuol dire “lavorare” è d’accordo sul fatto che alla 10ma e 11esima si rende poco);
  2. perchè se far fare straordinari ai dipendenti costa meno che assumere, in breve tempo l’indice di disoccupazione aumenta;
  3. perchè la detassazione delle straordinarie non è un modo per aumentare il potere d’acquisto delle retribuzioni (è fisiologico che più si lavora, meno tempo si ha per spendere), bensì è un modo per traslare al lavoratore l’onere di una soluzione al problema dei salari. E’ un po’ come dire che se non ti basta lo stipendio, non devi pretendere una contrattazione collettiva più seria, ma devi lavorare di più. Di questo passo, arriverà il giorno che ci suggeriranno di trovare il secondo lavoro.

Ma il punto più importante, è che se la politica avanza proposte simili dimostra di essere distante anni luce da quelle realtà, più diffuse nel nostro Paese di quanto si pensi, dove l’azienda non sa neanche che cosa voglia dire pagare le straordinarie, ma che quotidianamente obbliga i propri dipendenti a prolungare l’orario anche di 2, 3 o 4 ore. E se 6 tra gli sfortunati, ma tieni al posto di lavoro o al momento non hai alternativa, sai che non puoi sottrarti. Qualche dipendente di studi professionali o di revisione so che mi capisce..

A questo proposito lancio il sondaggio: a voi pagano gli straordinari? La mia risposta la sapete.

Dietrofront per la bufala

Alle dogane dell’Est danno il dietrofront alla mozzarella di bufala per il pericolo diossina. E l’Unione Europea non risponde nulla. Nulla da stupirsi, la solita politica lassista e autoflagellante “made in Bruxelles”, che spalanca le dogane ad ogni genere di cianfrusaglia cinese, mentre pone il veto a qualsiasi bene prodotto in casa. Non gli importa se i bambini europei rischiano di intossicarsi con i giocattoli cinesi, ben vengano i 160 milioni di pelati cinesi sbarcati nel 2007 e pronti per essere diluiti e smerciati come nostrani e via anche al dentifricio anticongelante prodotto all’Est. Per non parlare del via libera ai tessuti importati che, secondo le analisi effettuate nel 2006 dall’Istituto Superiore di Sanità e dai Nas, risultano impregnati di formaldeide, una sostanza conservante, battericida ed altamente cancerogena, con livelli accertati 900 volte maggiori di quelli consentiti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Insomma loro mandano indietro la bufala, mentre noi siamo pronti a intossicarci. Non sarebbe il caso di imparare un po’ da loro e iniziare ad applicare una politica di salvaguardia della nostra salute ed economia?


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