Archivio per la categoria 'Società'

Posizioni difficili

Dibattiti in Parlamento, liti  in TV, titoloni sui giornali, preghiere, fiaccolate, sentenze, accuse. Queste sono solo alcune delle reazioni di fronte a un caso che nel nostro Paese ha scosso letteralmente le coscienze. E che ci ha posto inevitabilmente di fronte alla domanda di cos’è la vita e cos’è la morte e dei rispettivi confini; temi che toccano tutti nel profondo e ci pongono faccia a faccia con le nostre paure di sempre, perchè la risposta va oltre le cose che conosciamo, ma la possiamo trovare solo in quello in cui crediamo. Ma dopo tutte queste premesse, che sanno tanto di profondo, mi ritrovo a dire che sullo spartiacque che si è creato tra i pro e i contro non ho volutamente preso una posizione (e neanche se volessi, non riuscirei a prenderla). Nonostante la portata del tema, è una questione talmente profonda, dolorosa e personale che sento di non essere all’altezza. Ma invidio quelli che con la sicurezza della fede o della scienza riescono a difendere senza dubbi e a spada tratta il loro pensiero. Perchè alla fine di idee, convinzioni, credo e punti di vista si tratta; non esiste la parte della ragione. Anche di fronte alla vita.  O meglio, come cristiana non posso pormi se non in favore della vita e non posso astenermi dal condannare qualsiasi cosa fatto o intervento la ostacoli. Pertanto, mi chiedo quale diritto abbiamo di negare nutrimento a una persona che, seppur in maniera non naturale, vive? Ma dall’altra mi chiedo se capitasse a me o a un parente, un amico, non vorrei porre fine a quel calvario? E’ ingiusto o un atto d’amore? E’ insopportabile solo pensarci.

E finisco sempre x spiare dalla finestra

L’avevo scritto, promesso e annunciato a tutte le persone con le quali ne parlavo: non inviatemi l’amicizia che tanto tra un po’ mi tolgo da Facebook. Perchè assorbe il mio tempo, sta diventando un mezzo di comunicazione “nazional-popolare” e mi blocca la creatività.  Ma non l’ho ancora fatto. E la giornata finisce sempre a dare un’occhiata dalla mia finestra virtuale sul mondo, incuriosita se ho nuove amicizie, messaggini botta e risposta, richieste di chat o test psicologici assurdi. E c’è di bello che, mossa dalla diffidenza che mi ha sempre contraddistinta, non accetto l’amicizia di tutti, ma solo di chi ritengo conoscere abbastanza bene tanto da far sapere tutti i fatti miei (poi mi chiedo se quelli con 200-300 amicizie su Facebook si saranno visti o sentiti per telefono almeno una volta negli ultimi 2 anni). Dipendenza psicologica o no, però, il meglio di Facebook sono le campagne e i gruppi demenziali che nascono ogni giorno; ultimamente ho adottato un surfista californiano di 20 anni, sostenuto la causa “aiutiamo willy coyote a catturare roadrunner” e (alla frutta) iscritta al gruppo “quelli che vorrebbero bruciare Victoria B e soffiarle il marito”.

Ma la migliore rimane “Ma x’ hai accettato di essere mio amico su Facebook se neppure mi saluti quando mi incontri?”. Azzeccatissima!!

Ha saputo di essere stato lasciato su Facebook

In queste settimane non si parla d’altro, alla TV, sui giornali, alla radio, con amici (di rete e non), con i colleghi, genitori (un po’ meno), e persino nelle telefonate “di coppia”. Facebook sta spopolando e giorno dopo giorno si scopre che quasi tutti hanno creato il loro spazio. Un po’ perchè parlare di se stessi, conoscere e relazionare con gli altri on-line è più facile che “mettendoci la faccia” dal vero. Poi perchè avere una pagina web concentrata tutta su di noi ci intriga e soddisfa il nostro egocentrismo (insomma, come dire che se nessuno ci chiama o ci manda sms sul telefonino, l’ultima spiaggia è Facebook). Ma passare le ore al PC ad aggiornare la pagina e mantenere/cercare contatti è decisamente surreale. Per non parlare di un carissimo amico che una mattina al lavoro (che, il PIL adesso si fa su Facebook?) ha scoperto che la sua ragazza non era più impegnata. Quindi, a rigor di logica, anche lui non lo era più, mollato, scaricato, single, fine della love story. Che colpo! Insomma,come dire che stare su Facebook, oltre che essere alla moda rimbecillendo a far sapere a tutti i fatti nostri, vuol dire comunicare in prima persona, con la stessa valenza di dire a qualcuno quanto ci piace o quanto ci sta sulle scatole, solo con un po’ meno enfasi. Siamo proprio alla frutta.. Quasi, quasi mi tolgo..

PS: Poi alla fine il mio “amico” ha scoperto di averla ancora la morosa (inganfita con il PC) ma ancora reale!

Women and Money

Pensare prima a se stesse e poi agli altri. Non proprio quello che ci insegnano a catechismo, ma è la prima regola che Suze Orman, una tra le più quotate esperte di finanza d’America, scrive nel suo libro”Women and Money”, dedicato alle donne sul tema di sicurezza economica. Presupposto è che la donna antepone le esigenze della famiglia alle proprie, tanto da tralasciare carriera e lavoro, rinunciare ad accumulare reddito e dire addio alla propria sicurezza e indipendenza economica. Tutto nella norma, fino a che i figli non vanno fuori casa e si ritrova divorziata o vedova senza risparmi ne casa. Il problema si risolve con un cambio di mentalità e la Orman da alcune indicazioni, valide non solo per le donne:

  • se marito e moglie lavorano entrambi dovrebbero destinare il 30% dei rispettivi stipendi a un conto comune, come “deposito emergenza”. Scelta saggia per accumulare un piccolo patrimonio familiare nel tempo e non lasciarsi cogliere impreparati dagli imprevisti;

  • se solo il marito lavora, lo stipendio, al netto delle spese per la famiglia, dovrebbe essere diviso a metà. Si, perchè di fatto entrambi guadagnano lo stipedio: se la moglie non accusse figli e casa, facesse la spesa, lavasse e stirasse 365 giorni all’anno senza feste, ponti e ferie il marito non potrebbe dedicarsi alla carrera. E in questo modo, chi non lavora può comunque accumulare reddito. E qui voglio vedere quanti mariti sono d’accordo..

  • vivere un po’ sotto le proprie possibilità. Ecco il segreto della sicurezza economica. Quindi da evitare come la peste gli acquisti a rate per cose se inutili e destinate ad essere sorpassate dalla moda dell’anno dopo. E, aggiungo, al bando la spacconeria che serve a illudere gli altri di quanti zeri ha il nostro conto un banca;

  • mai buttarsi alla cieca nelle mani dei broker, mettendo i risparmi di una vita in fondi dei quali non sappiamo tecnicamente niente. Da ricordare: per il broker la commissione conta più del guadagno del cliente.

Questi consigli sono preziosi come l’oro che cola, ma il dilemma è: siamo veramente disposti a conquistare la nostra sicurezza economica con la rinuncia, il compromesso e la rinuncia all’illusione di guadagnare svalungate di euro senza muovere un dito e solo perchè lo dice un tipo che sostiene di saperne più di noi?


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